Che tristezza leggere la descrizione dell'inumana condizione di un malato "inchiodato" ad un letto e con un tubo che collega 24 ore al giorno il suo naso ad un respiratore meccanico, che soffre ed invoca la morte liberatrice! E quante altre sfortunate persone soffriranno pene eguali a sue? Sicuramente tante, troppe. Sono convinto che ignorare l'esigenza e l'urgenza di una legge sul fine vita sia segno di una crudele indifferenza e di stupida incoscienza, poiché nessuno ha la certezza di non incorrere in una simile sventura. Dalla nostra isola (patria dell'accabadora), dovrebbe partire una pressante richiesta alla classe politica, in nome della dignità umana e del libero arbitrio, affinché una compassionevole ed irrinunciabile legge sia messa al più presto a disposizione di coloro che attendono la morte in uno stato di profonda e inumana sofferenza.

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