La Casa della Solidarietà ieri ha distribuito centinaia di doni Sui visi dei piccoli c’è felicità ma talvolta un velo di delusione

Il Babbo Natale dei poveri è un tantino particolare: lavora di riciclo, non accetta ordinazioni via letterina, nemmeno se hai fatto da bravo.
Si dice che basti la sorpresa per far felice un bambino.Non è sempre così. E i volontari della Casa della Fraterna Solidarietà ieri pomeriggio ci hanno messo tutto il loro impegno, tutti i loro sorrisi, tutta la meticolosità nel confezionare le buste in base all’età e al sesso. Niente da fare: il Natale dei bambini poveri avrà sempre un sapore diverso. Manca quello stupore che gonfia lo sguardo,la gioia spontanea di chi stringe tra le mani l’oggetto del desiderio. Quello chiesto,atteso,esauditoescartato sottol’albero.

Nel Natale dei poveri talvolta c’è un educato accontentarsi: il peluche è simpatico; ma avrei voluto tanto quella bambola della tv. La bicicletta non è male; però il modello da cross sarebbe stata meglio. Certo, fortunatamente non per tutti è così. Alcuni bambini sono davvero felici e spalancano sorrisi sinceri, anche davanti a piccole sorprese. Ma come si fa ad inserire il limitatore alle aspettative di un bimbo? Quando hai cinque, sette o dieci anni hai tutto il diritto di desiderare. Non si possono tarare i sogni all’isee familiare. Insomma, dieci anni non sono ancora l’età giusta per accontentarsi. E questo fa del Natale dei poveri un Natale diverso.

In fila ci sono più di cento bambini, accompagnati dalle mamme e dai papà. Famiglie che non hanno i soldi per mangiare, figurarsi per fare i doni natalizi. Per i bambini più piccoli tutto ciò che li circonda è ancora un grande gioco. Non si fanno troppe domande, e la povertà è un abito scomodo che lasciano indossare ai grandi. Tutt al più c’è la timidezza di entrare in una stanza in mezzo a decine di sconosciuti che ti sorridono, ti fotografano e poi ti consegnano buste piene di giocattoli.

Ma per i bambini di dieci anni le cose cambiano, piomba giù una consapevolezza difficile da reggere. Un ragazzino, occhi vispi e neri,capelli come certi bomber di serie A, ha aspettato per mezzora. Quando arriva il suo turno dice alla madre: «Oh mà, andiamo via. Io lì non ci entro. Dai mà, io mi vergogno». Un volontario lo prende per mano: «Su, vieni con me, ti accompagno io». Lui lo segue un po’ titubante, poi non appena si affaccia nella stanza piena di sconosciuti, si divincola e scappa via.

Invece a Safies è andata proprio bene. È un bimbo marocchino di quattro anni che per un quarto d’ora non ha fatto altro che scansionare le buste e i regali dei colleghi che l’hanno preceduto. In cuor suo si era già fatto un’idea del campionario disponibile. Così non appena è entrato nella stanza dei giocattoli, mica ha aspettato bigliettini e sorteggio. Ha preferito un repentino self service, dribblando due babbi natale e fiondandosi su una bicicletta. Però ieri era la sua giornata: la sorte gli aveva riservato un camion dei pompieri grande così,con radio comando e scala allungabile. Safies saluta la bicicletta e si avvia col camion.

Per una bambina con le codette, invece, quella bici sarebbe proprio il massimo. E con la mano va a pescare dal piatto il bigliettino giusto, come un jolly: corrisponde proprio a una Graziella con cesto e rotelline. La mamma, sottovoce, dice alla volontaria: «Siamo in quattro in 50 metri quadrati: non so dove metterla. Meglio qualcosa di più piccolo». E il sogno Graziella viene declassato a peluche.

Però i bambini sono educatissimi, e mimetizzano il disappunto dietro puntuali grazie e buon Natale. «Mi raccomando! Dite grazie, non protestate. I regali sono sempre ben accetti», avverte una mamma.

Ma il “ Sapientino ” no, il «Sapientino» è davvero troppo. Dopo aver ringraziato tutti e aver fatto trenta passi, un ragazzino si rivolge alla mamma: «Ma che cavolo è? Non sarà roba da studiare? ».

È proprio fuori dalle quattro mura, dai convenevoli,dai sorrisi di cortesia, che la spontaneità dei bambini sgorga dal profondo. E talvolta la delusione è più forte di ogni riconoscenza. Ma dura giusto un attimo, ci hanno fatto il callo.
Anche i sogni hanno una straordinaria capacità di adattamento alla realtà. E davanti a questo fiume di povertà che si allunga davanti a un portone, vien da pensare alle file di fronte alle casse dei megastore di giocattoli. Il paragone è molto amaro, ma inevitabile. Due galassie lontane anni luce. La stessa distanza che c’è tra il desiderare e l’accontentarsi.