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In città si diffondono iniziative di solidarietà promosse da laici

Padre Manzella Oggi

“ noi cosa dobbiamo al povero? Generosità sconfinata e amore ardente per la sua salute dell’anima e del corpo”

P. Manzella (La Carità, XI, 1933)

La mattina del 21 ottobre scorso mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas diocesana di Sassari, nella cappella della Casa Divina Provvidenza, svolgeva il rito di benedizione degli astanti, inaugurando in tal modo la Casa della Fraterna Solidarietà. L’incontro, partecipato dai promotori dell'iniziativa, dai volontari che avrebbero assicurato il servizio e da un numero considerevole di invitati, ebbe inizio con una breve ma toccante relazione presentata dal dr. Aldo Meloni, presidente dell'associazione di volontariato. I soci fondatori sono tutti uomini, mossi dall'unico fine di offrire ai bisognosi della città un sacchetto contenente l'indispensabile per potersi sfamare almeno per una giornata. Il “ market dei poveri”, situato in alcuni ambienti alquanto ristretti in corso Angioy 16, è stato messo a disposizione temporaneamente dalla fondazione Casa Divina Provvidenza, dalla mattina del giorno 23 ottobre, giorno di apertura, si presentano ogni mattina (il servizio viene erogato tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle ore 9 alle ore 11) specialmente da volontarie, almeno trecento dei nuovi e vecchi poveri della città. A ciascuno i volontari con gentilezza e con un sorriso consegnano il sacchetto di generi alimentari, con pane, pasta, latte e pelati. Ciò che colpisce maggiormente gli stessi indigenti è il fatto che alla casa della fraterna solidarietà non vi è da esibire nessun documento né vien chiesto di depositare la propria firma. La prassi instaurata dai promotori di questa provvidenziale iniziativa è quella di conservare l'anonimato di coloro che si presentano, come anche di non indagare sulle cause che portano i bisognosi a chiedere la busta, né tantomeno di inquisire sulle loro idee politiche o religiose. Questo totale rispetto della privacy rende soddisfatti coloro che con modestia e silenzio chiedono aiuto allo sportello di corso Angioy, specialmente anziani che percepiscono la pensione minima. Altra nota di pregio è che al market dei poveri non vengono fatte distinzioni, e, se tra i 200 bisognosi, che si presentano, ce ne sono 50 fittizi, poco importa: 150 avranno da mangiare. Nei primi due giorni di attività sono state distribuite rispettivamente 225 e 205 buste e nelle settimane successive il numero dei sacchetti distribuiti oscilla tra i 280 e 330. Cifre enormi che stupiscono tutti, sorprendono agli stessi operatori, i quali pensavano di poter consegnare al massimo un centinaio di busta al giorno. Tanto è vero che i primi giorni, a metà del lavoro è terminato il pane. È stato necessario, allora, ordinare altre ceste dal panificio Cesaraccio (uno dei soci fondatori dell'associazione). E alla fine tutti hanno avuto la loro spesa al completo. Attraverso il numero degli indigenti che quotidianamente si presentano a ritirare la busta al punto di solidarietà in corso Angioy, si ha la misura di quante persone in città vivano in condizione di disagio, senza considerare il degrado di vita degli immigrati, di numerosi sbandati e dei senza fissa dimora. È vero che la chiesa diocesana, attraverso la caritas, in tantissimi casi interviene, ma le urgenze sono numerosissime e complesse, nonostante esistano un osservatorio dalla povertà della caritas, e le tante iniziative legate ai gruppi delle vincenziane, alle mense, all'ostello per uomini e alla casa per donne. È necessario un maggior coinvolgimento di donatori di generi alimentari, il vestiario e quant'altro possa essere utile per un'autentica opera di carità, premessa indispensabile per la promozione umana delle persone. Applaudono alla richiesta del dr Aldo Meloni, pubblicata sul quotidiano locale il 25 ottobre passato. “ è necessario che le catene dei supermercati diano loro contributo - scrive il presidente dell'associazione di volontariato - e in città ce ne sono tanti. Moltissimi prodotti vengono buttati a pochi giorni dalla scadenza, se li dessero alla nostra associazione potremo sfamare tantissimi poveri della città”. Quanto suggerito dal dr. Meloni, si è verificato in modo encomiabile l’ultima domenica di novembre presso il Supermarket “Cortesantamaria”. Analizzando la recente iniziativa della Casa della Fraterna solidarietà, ho fatto alcune riflessioni che mi hanno portato indietro di un secolo e mezzo fa e che mi hanno messo a confronto le condizioni della povera gente di oggi con quella dell'inizio del XX secolo, quando P. Manzella, con l'aiuto fattivo di uomini di fede e delle dame di carità, da lui personalmente formate, si prodigava nel far sorgere in città il Rifugio Gesù Bambino per raccogliere bimbe abbandonate (1908), la Casa Divina Provvidenza per i Cronici derelitti (1909), l’Istituto dei Sordomuti (1911), l’Istituto dei Ciechi (1912), la Casa dei Santi Angeli (1927), numerosi asili nonché le visite ai poveri a domicilio e visite ai carcerati, l'assistenza alle ex-prostitute. Ancor prima che arrivasse il Manzella nell'isola, alcuni uomini sentirono l'ispirazione di prodigarsi a favore di diverse categorie di persone. A Sassari veniva istituito il Regio Orfanotrofio delle Figlie di Maria per iniziativa di Vittorio Pilo-Boyl, marchese di Putifigari (1832). Per soccorrere i trovatelli della città e dare un minimo di istruzione e di mestiere, sorgeva l’Ospizio Maschile di S. Vincenzo(1858), ad opera di eminenti figure del mondo cattolico sassarese, quali Carlo Rugiu, che fu il principale promotore, mons. Marongio Delrio, futuro arcivescovo di Sassari, l'arcidiacono Deliperi e la signora Marietta Sechi. Al soccorso degli anziani si era provveduto con l'istituzione del Ricovero Regina Margherita, fondato nel 1870 da comitato di 35 cittadini. Le situazioni di grave disagio e degrado esistevano allora come al presente; sicuramente oggi, considerate le grandi mutazioni sociali, la presenza degli immigrati e le condizioni di vita sempre più precarie sono ancor più drammatiche. Per un più diretto confronto riporto tre casi emblematici ed eclatanti: uno degli anni ‘20 del secolo scorso e gli altri due dei nostri giorni. Si legge in una relazione del 1929 scritta dall'allora presidente della Casa Divina Provvidenza Maria Zirolia Pittalis: “Già Da Tempo Le Signore della Conferenza della Carità di Sassari nelle visite domiciliari ai poveri della città avevano constatato con dolore l'abbandono in cui molti casi venivano lasciati i più disgraziati che erano colpiti da malattie incurabili, senza il necessario, senza assistenza alcuna. Tra gli altri una di quelle infelici fu trovata carbonizzata nella stamberga in cui si era rifugiata, perché il fuoco del braciere cui si riscaldava si era appiccicato alle sue vesti”. In questi ultimi anni ha fatto grande scalpore la notizia di una signora trovata morta di inedia nel suo appartamento, posto in un palazzo del Quartiere di Monte Rosello. Altro episodio drammatico comunicato da mons. Soddu: “Un bambino stava piangendo e la mamma pensava avesse mal di pancia, quando è andato a controllarlo ha scoperto che un topo gli stava rosicchiando le dita dei piedi”.possiamo rimanere insensibili di fronte a questi tristi fatti? L’attività della Casa della Fraterna Solidarietà è senz'altro necessaria e richiede il contributo di molti sia come volontari sia come donatori. Ma altre opere dello stesso genere o con altra impostazione dovranno sorgere per arginare il disagio e le gravi situazioni in cui versano tanti nostri fratelli.

Duecento in fila per pane, latte e pasta

Una giornata tra gli operatori nella sede della Casa della fraterna solidarietà

SASSARI. Quelli che stanno veramente male, forse sono quelli che non dicono una parola tendono la mano verso uno dei volontari, con lo sguardo basso prendo una busta e vanno via in silenzio. I piedi leggeri per la fretta e il cuore pesante dalla vergogna. Ma al minimarket della solidarietà non si fanno distinzioni, e se tra 200 poveri che si presentano, ce ne sono 50 <<fasulli>>, poco importa: 150 avranno da mangiare.

I volontari indossano i gilet della Casa della fraterna solidarietà, uomini e donne, chi già in pensione, chi disposto a trovare un ritaglio di tempo tra lavoro e famiglia, pur di dedicarsi agli altri, pur di fare qualcosa di giusto. E davanti ai sorrisi sdentati degli anziani, che battagliano ogni mese con la pensione minima e alla fine perdono sempre, o di fronte a giovani madri che trascinano passeggini per mezza città, pur di arrivare allo sportello di corso Angioy 16, questi volontari trovano l'energia per portare avanti un progetto ambizioso: dare da mangiare tutti i giorni ai nuovi e ai vecchi poveri della città, senza chiedere documenti, senza fare firmare nulla. Ieri, gli operatori della Casa della fraterna solidarietà sono arrivati verso le 8,30. In mezz'ora hanno preparato le prime cento buste: cinque panini, un brick di latte,un pacco di pasta e un barattolo di pelati. L'apertura dello sportello del <<minimarket>> era prevista per le 9, ma i primi poveri si sono presentati ancora prima e hanno atteso all'esterno: chi seduto sulle scale d'ingresso, chi in piedi contro il muro del palazzo, lo sguardo a terra. Poi, quando la <<finestra>> sul portone del palazzo si è aperta, è incominciata la processione dei bisognosi. Qualcuno è arrivato da solo, altri in gruppi di due o tre. Diversi uomini anziani, con gli abiti malandati, e parecchie donne di una certa età, alcune con i vestiti di casa, altre eleganti e con tanto di orecchini e collane d'oro, forse una forma di pudore, una maschera per uscire per strada e nascondere la miseria. Ciò che ha accompagnato tutti è stato lo stupore, stampato in faccia insieme a un mezzo sorriso: <<Non c'è niente da firmare?>>. No, nessun documento da esibire, i responsabili dell'associazione non si preoccupano se qualcuno si presenta con tutti i componenti del nucleo familiare per portare via più buste: <<Fare la scorta non ha senso – spiegano - lo sportello della solidarietà è aperto tutti i giorni>>. Una giovane padre di famiglia, disoccupato e in terapia al Sert, ieri è arrivato con la moglie e il più piccolo dei suoi figli. <<Seconde me in molti prendono le buste e poi se le rivendono - ha detto il giovane con l'aria di chi la sa lunga -, magari per comprarsi la droga. E poi qualcuno può fare il furbo e venire con la moglie o un parente e chiedere due buste. È una questione di principio, perché ci sono anche gli altri che hanno diritto ad avere la spesa>>. Lo stesso giovane, dopo qualche minuto è entrato e ha preso una busta, chiedendo ai volontari anche omogeneizzati per i suoi bambini. Poi è entrata la moglie e ha chiesto un'altra busta con l’aggiunta di omogeneizzati. Altri sono arrivati in quattro su una macchina, e con quattro buste zeppe di cibo se ne sono andati. <<Per noi l'importante è che tra tutti quelli che arrivano, ce ne siano tanti che hanno davvero bisogno - dicono i volontari -. Secondo noi almeno 80 su 100 sono veri poveri, numeri che bastano per spingerci a continuare questo lavoro>>. Dopo due ore di consegne, alle 11 è stato chiuso lo sportello. I volontari, però, sono rimasti fino alle 11. 30, per riordinare e buttare le scatole vuote. E per fare un bilancio della seconda giornata di <<lavoro>>. L'ultimo ad andare via e a chiudere la sede è stato il coordinatore Gigi Noce. Lunedì scorso, giorno di apertura ufficiale della sede, i volontari hanno consegnato 215 buste di generi alimentari. Ieri mattina, i sacchetti consegnati sono stati 205. Cifre enormi,ch e hanno sorpreso gli stessi organizzatori. Secondo le previsioni fatte dall'associazione, infatti, si sarebbero dovute consegnare dalle 50 alle 100 buste al giorno, ma i dati reali sono stati molto più <<importanti>>, al punto che sia lunedì che ieri, a metà del lavoro è finito il pane. È stato necessario, infatti, ordinare altre ceste al panificio Cesaraccio (uno dei fondatori dell'associazione). E alla fine tutti hanno avuto la loro spesa gratis. <<È necessario che le catene dei supermercati diano il loro contributo - spiega Aldo Meloni, presidente dell'associazione di volontariato -, e in città ce ne sono tanti. Moltissimi prodotti vengono buttati a pochi giorni dalla scadenza, se li dessero alla nostra associazione potremmo sfamare tantissimi poveri della città>>.

C'è un “pacco” per te

Dal 23 ottobre chiunque versi in stato di necessità può ricevere in forma assolutamente anonima un aiuto concreto in generi alimentari, l'emergere di nuove povertà, che si sommano drammaticamente alle preesistenti, ha toccato profondamente l'animo di un gruppo di persone, spingendole a costituire un'associazione per dar sollievo alle necessità primarie dei vecchi e nuovi bisogni. A partire dallo scorso 23 ottobre, nei locali di Corso Angioy 16, vengono distribuiti quotidianamente (quantomeno, sei giorni alla settimana) pane, latte, ed altri generi alimentari a lunga conservazione che non abbiano bisogno di celle o banchi frigo (anche il latte pertanto non potrebbe essere quello di giornata) a chiunque si presenti presso i locali dell'associazione, consentendo in tal modo il consumo di quanto ottenuto nell'intimità della propria abitazione. A nessuno sono chiesti il nome, la ragione del bisogno o le sue idee. Si vuole evitare che il comprensibile pudore produca digiuni silenziosi, a volte drammatici. I volontari, con semplicità, sorridono a tutti e porgono il sacchetto della solidarietà. L'opera attiva si svolge in sintonia, senza sovrapposizioni, con le altre associazioni benefiche, in particolare con la Caritas Diocesana e con le Vincenziane. Rispetto ad esse ci si vuole rivolgere anche ad una platea molto più ampia e difficile da raggiungere: quella delle nuove povertà, presso cui non rare sono remore a rivolgersi a strutture confessionali. Non appena si reperiranno altri spazi, oltre al cibo saranno offerti anche capi di vestiario (nuovi, fine serie od anche seminuovi) e saranno erogate cure mediche dentarie. L'Associazione ha già ottenuto l'iscrizione all'Albo Regionale del Volontariato diventando in tal modo ONLUS. Questo consente, laddove ritenuto utile dagli interessati (sia privati e aziende), di attivare le facilitazioni fiscali previste dalla Legge 80/2005 (il cui slogan è “+ dai - versi”) che permette per le donazioni sia in denaro sia in natura di ottenere una deduzione fiscale del 10% del reddito annuo, con un tetto di 70.000 euro. A ciò si affianca la disposizione agevolativa prevista dall’art. 13, comma 2, del Decreto Legislativo n. 460 del 1997, che consente alle aziende di cedere alle ONLUS derrate alimentari alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa, altrimenti destinate all'usuale eliminazione dal circuito commerciale, senza che il valore normale delle stesse venga considerato fra i ricavi dell'impresa medesima. Sabato 21 ottobre Aldo Meloni, promotore e presidente della “ Casa della fraterna solidarietà”, ha fatto da anfitrione al numeroso pubblico intervenuto per l'inaugurazione ufficiale dell'iniziativa. Molti i personaggi della vita pubblica: Alessandra Giudici, presidente della Provincia, Cecilia Sechi, assessore comunale alle Politiche sociali, don Francesco Soddu, della Caritas diocesana (che ha benedetto i locali), don Giancarlo Zichi, i rotariani del “Sassari Nord”, Vincenzo Picci, Michele Poddighe , Leonardo Tilocca, Emilio Facci, Andrea Fiore, Giampiero Delogu, Rinaldo Carta, accompagnato dalla signora Anna Clara. E poi Carlo Sardara e Paolo Puddinu, del Rotary “Sassari Silki”. L'assessore comunale Michele Malanga e tanti altri protagonisti della vita pubblica sassarese. La “ Casa della fraterna solidarietà” presieduta da Aldo Meloni, vicepresidente Giancarlo Lucci. Soci fondatori: Aldo Meloni, Leonardo Tilocca, Antonello Cesaraccio, Giampiero Delogu, Gianfranco Favini, Settimo Romolo Tilocca, Carlo Sardara. I trenata volontari che ogni giorno, dal lunedì al sabato (ore 9-11) distribuiranno i pacchi viveri sono coordinati da Gigi Noce. Un nuovo tassello si aggiunge quindi al mosaico della solidarietà a Sassari.

Una montagna di giocattoli per i bambini poveri

In 250 hanno ricevuto i regali raccolti da Rotary e Casa della fraterna solidarietà

SASSARI. Babbo Natale quest’anno è passato in via Padre Taddei. Domenica scorsa, oltre 250 bambini bisognosi, accompagnati dalle loro mamme, hanno avuto in dono un gioco e una confezione di dolci e caramelle. I volontari della Casa della fraterna solidarietà, infatti hanno distribuito la " montagna " di giocattoli raccolti nelle ultime settimane. Negli altri locali dell’associazione, in corso Angioy, il giorno di natale sono stati distribuiti 450 sacchetti della spesa.

La distribuzione dei giochi, fatta in collaborazione con il Rotary Club Sassari Silki, è stata fatta domenica scorsa a partire dalle 10, nella sede del centro di ascolto e di sostegno, dell’associazione Onlus, che da oltre un anno distribuisce buste di generi alimentari a centinaia di bisognosi. Fin dalle 9.30, oltre 50 persone erano in attesa davanti all’ingresso del centro. I volontari hanno aperto in anticipo dando il via all’ "assalto"degli oltre 250 piccoli che, nel corso di circa 3 ore, hanno quasi azzerato la montagna di giocattoli (per la maggior parte raccolti dai rotariani) e quella ancora più imponente di dolciumi vari. Dal centro di ascolto, inoltre, per tutta la mattina è rimasto a disposizione il trenino turistico, che ha portato in giro per la città i bambini lunedì scorso, giorno della vigilia, alla consueta distribuzione di generi alimentari è stato " sgretolato " il precedente record. " I volontari erano preparati a un aumento delle richieste e tutti i donatori erano stati sensibilizzati – ha detto Aldo Meloni, presidente dell’associazione –.

Ma mai avrebbero immaginato che nel corso di poco più di due ore si sarebbero presentate oltre 450 persone. A quota 350 il pane era terminato. Per fortuna erano disponibili più scorte, grazie alla generosità dei soliti donatori e di molti cittadini, e tutti hanno potuto portare a casa frutta, verdura, yogurt, latte, pasta, pelati e altro ancora. I nostri timori si stanno rivelando sempre più una triste realtà. E’ stato sufficiente affiancare alle associazioni già operanti in città una nuova struttura che non chiede di sapere “chi sei, perché hai bisogno, quali sono le tue idee”, per assistere all’emersione anche dei nuovi poveri. Il Centro d’ascolto e di sostegno di via Padre Taddei sta disvelando realtà diametralmente opposte all’attuale clima natalizio. È indispensabile l’aiuto e la condivisione dei cittadini. La Casa della Fraterna Solidarietà è di tutti coloro che donano e di coloro che ricevono " .

Un bancomat per i più poveri nella Casa della solidarietà

Uno sportello aperto tutti i giorni che regala la busta della spesa. Pane, pasta, pomodori, frutta e verdura. Accompagnati dal sorriso di uno dei volontari addetti alla distribuzione. Non occorre il bancomat per prelevare. E neppure è necessario fornire le proprie generalità, perché la carità è paziente e benigna, ma anche discreta. E’ la Casa della fraterna solidarietà, che in corso Angioy 16 dalle 9 alle 11 di tutti i giorni (ma proprio tutti visto che è rimasta aperta anche a ferragosto) distribuisce la spesa a chi si presenta.

 

La media di 350 buste è salita a 450 nei giorni festivi costringendo l’associazione Onlus a cercare nuovi donatori e altri volontari per confezionare i pacchi alimentari. L’ideatore della Casa della fraterna solidarietà è Aldo Meloni, che ci tiene a specificare le finalità dell’associazione: " Non vogliamo sostituirci a nessuno, ma siamo complementari a chi si occupa dei poveri. Purtroppo le istituzioni politiche non si sono rese conto bene di quello che sta succedendo a Sassari. I poveri sono in aumento. Noi serviamo circa mille famiglie al mese e il trenta per cento sono composte da nuovi poveri. Il nostro punto di forza è che non schediamo nessuno, non chiediamo il nome o i motivi ". E siccome non di solo pane vive l’uomo, la Casa della solidarietà offre anche servizi. Sempre gratuiti. Vale per l’avvocato come per l’idraulico, per il dentista come per l’elettricista. "

 

Da un mese e mezzo abbiamo aperto il Centro di ascolto e sostegno. Il martedì e il giovedì una decina di volontarie, quasi tutte ex insegnanti, raccolgono le richieste. Senza chiedere il nome a chi si presenta ". Alla vigilia di Natale l’associazione ha pensato anche ai bambini poveri. Si sono presentati in 150, accompagnati dalle mamme, per ritirare i giocattoli. E hanno anche potuto fare un giro gratis nel trenino turistico. " La gioia dei bambini è stata la migliore ricompensa e il miglior incentivo per quello che facciamo ".

La nostra storia

La nostra storia è semplice. Nel 2006, durante una cena fra amici, fu fatto rilevare che l’eccesso di cibo, al limite dello spreco, era un’offesa alla povertà la cui crescita stava assumendo dimensioni allarmanti anche a Sassari.
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Noi siamo volontari

Il nostro volontariato è contraddistinto dalla totale gratuità delle prestazioni e nell’assoluta apoliticità e aconfessionalità nella nostra operatività. Il rispetto nei confronti dei nostri fratelli in stato d’indigenza permanente o temporanea, è assoluto. Leggi

 

Dentiere

Dal mese di giugno 2012 abbiamo attivato nella sede in C.so M. di Savoia n.6 a Sassari, un laboratorio per l'installazione gratuita delle protesi dentarie. Il Martedì dalle ore 16,00 alle ore 18,00 un volontario, è a disposizione per concordare gli appuntamenti. Vai